Lecce, 6 marzo 2021 – È il tempo di un cambio di cultura, è il tempo di superare la società patriarcale e sessista, è il tempo della vera parità di genere in famiglia, al lavoro, nelle istituzioni. È soprattutto il tempo che le battaglie fin qui sostenute dalle donne per rivendicare i propri diritti vengano sposate dagli uomini. Per questo le segreterie territoriali di Lecce di Cgil, Cisl e Uil – con l’adesione dell’Udu – hanno incentrato le celebrazioni dell’8 marzo sulla presa di coscienza degli uomini e sulla loro responsabilizzazione. La manifestazione “Il rispetto è il primo passo” è in programma a Lecce lunedì 8 marzo alle ore 11 a Porta San Biagio. I manifestanti indosseranno una mascherina rossa. È previsto l’intervento del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini.

Di fronte agli ultimi femminicidi abbiamo visto in Italia i consueti cortei per dire “Mai più”. Manifestazioni che però hanno visto una grande partecipazione delle vittime, le donne. E gli uomini? È giunto il momento, per l’universo maschile, di prendere coscienza che c’è un problema da affrontare: la violenza maschile contro le donne. Usiamo le parole di Ivan Pedretti, Piero Ragazzini e Carmelo Barbagallo segretari generali di Spi, Fnp e Uilp (le categorie dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil) per ribadire con chiarezza un concetto semplice: non si può fare finta di niente, “siamo noi uomini i violenti”, scrivono nell’appello #abbiamounproblema. Siamo d’accordo con loro: la violenza degli uomini sulle donne ha radici profonde e tante facce. Vive e si rigenera quotidianamente nelle azioni quotidiane: dalla scuola all’Università, dai luoghi di lavoro al rapporto di coppia, dai legami familiari agli stereotipi che invadono ogni campo sociale, dalla cultura alla tv che troppo spesso umilia e violenta il corpo delle donne.

 

“Il rispetto è il primo passo” intende segnare una forte presa di coscienza degli uomini, verso un femminismo costruttivo che includa i maschi e non si riduca a sterile contrapposizione tra vittima e carnefice. Il carnefice deve cambiare, certo, ma non va identificato come l’avversario da abbattere.

 

Gli uomini di Cgil, Cisl e Uil, praticano la parità di genere nelle loro segreterie e sui luoghi di lavoro da anni. Scendono in piazza a testa alta, cercando di sensibilizzare su un tema così importante e dirimente lavoratrici e lavoratori, imprenditrici e imprenditori, uomini e donne della politica, delle istituzioni. Conoscono bene, i sindacalisti del territorio, quale sia stato il ruolo della donna nell’emancipazione della società italiana e salentina in particolare. Nel Novecento, grazie al lavoro ed alle battaglie delle nostre nonne e delle nostre mamme, le donne hanno progressivamente smantellato una cultura che voleva sottometterla e confinarla al ruolo di angelo custode del focolare domestico. La Resistenza, le battaglie per il rispetto dei contratti nelle campagne, nei tabacchifici, nelle fabbriche, nei call center, nella pubblica amministrazione, nelle scuole. Da sempre le donne hanno dovuto lottare per vedersi riconosciuti i propri diritti. E quando li hanno conquistati, in tutti i campi, la società si è evoluta a beneficio di tutti. Basti pensare alle battaglie per la modifica del diritto di famiglia negli anni Settanta, ad esempio, o le modifiche a norme sessiste del Codice Rocco, fino all’introduzione del reato di stalking e dell’aggravante del body shaming (la derisione pubblica del corpo, che sempre più spesso avviene sui social).

 

Non sono state concessioni degli uomini, che pure le hanno sostenute, ma vere e proprie conquiste delle donne per lo sviluppo della democrazia. Per questo la manifestazione di lunedì non intende svilire la rivendicazione dei propri diritti da parte delle donne; tutt’altro: semmai mira a coinvolgere anche gli uomini. Che sono i primi a dover crescere culturalmente.

 

Le ragazze, le donne, le signore più anziane stanno vivendo in questo periodo come tutti un periodo di forte preoccupazione. Il Covid in un anno ha demolito molte certezze. Il massiccio ricorso allo smart working (nella maggioranza dei casi deregolato e senza un reale diritto alla disconnessione) sta rinchiudendo molte donne in casa. Tra la cura dei familiari e della casa, le attenzioni ai figli costretti alla didattica a distanza e il proprio lavoro, molte donne stanno patendo un eccessivo stress. E in molti casi devono restare all’interno delle mura domestiche, purtroppo spesso le più insicure e dove si consuma la maggior parte dei femminicidi. Nel 2020 ce ne sono stati 112 (uno in più rispetto all’anno precedente). Nei primi 20 anni del Terzo Millennio sono state uccise 3.344 donne: una ogni 52 ore. Recentemente anche nel Salento abbiamo fatto i conti con questo tragico fenomeno: Noemi, Teresa, Eleonora e Sonia non hanno potuto vivere liberamente perché precipitate nelle ossessioni degli uomini, nel circolo vizioso della violenza e dello sfruttamento.

Non conosciamo altre vie per superare questa condizione di arretratezza culturale: occorre praticare la parità di genere ed includere il maggior numero di persone possibile, di entrambi i sessi, nella battaglia per il superamento del gender gap. Avanti uomini, riconosciamo di avere un problema, dimostriamo di voler crescere, uniamoci alle battaglie condotte dalle donne.

 

I segretari generali territoriali

 

Cgil Lecce                                          Cisl Lecce                                          Uil Lecce

      Valentina Fragassi                                Ada Chirizzi                               Salvatore Giannetto